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Santa Sofia

L’inizio della lunga vicenda storica della Santa Sofia, la Grande Chiesa costantinopolitana dedicata alla Divina Sapienza, è tradizionalmente legato al nome di Costantino, anche se la sua consacrazione avvenne con sicurezza solo al tempo di Costanzo II, nel 360.

 A seguito di un devastante incendio la chiesa fu ricostruita da Teodosio II e riconsacrata nel 415. Un altro incendio, scoppiato nel 532 durante la rivolta Nika, offrì all’imperatore Giustiniano l’opportunità di realizzare, in soli cinque anni, uno tra i più straordinari monumenti dell’architettura bizantina. L’ardito impianto architettonico, ideato da Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto, aveva il suo fulcro nell’immensa cupola di 31 metri di diametro, quasi sospesa nell’aria e nella luce che inondava lo spazio interno. Nel 558, a causa di violenti terremoti, la cupola crollò, ma fu rapidamente ricostruita, con opportune correzioni statiche, da Isidoro il Giovane e riconsacrata nel 562. Per tale occasione Paolo Silenziario compose la sua celebre ekphrasis in cui viene mirabilmente descritta l’eccezionale decorazione marmorea che, in perfetta armonia con le sfavillanti stesure musive, rivestiva le possenti membrature architettoniche dell’edificio. Straordinario è appunto il decoro scolpito – capitelli, cornici, plutei, rivestimenti parietali - creato dai più prestigiosi ateliers della capitale bizantina che, in una versione così magniloquente, sembrerebbe essere rimasto un vero e proprio unicum e che, in una sintesi perfettamente calibrata tra temi antichi e forme nuove, costituisce un punto di arrivo delle sperimentazioni maturate nel corso di più di un secolo.

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