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Fate conto di essere anche voi a bordo della nave Argo e, come Giasone, di andare alla ricerca del vello d’oro. Giacchè la corrente del Bosforo è molto forte, specie là dove il varco si allarga sempre più, vi conviene percorrere l’itinerario che - secondo l’antica mitologia - fece il figlio di Esone per raggiungere la parte orientale del Ponto eusino. |
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Chissà se poi è tutta leggenda o magari c’è un pizzico di verità in quel che si afferma a proposito della fuga dell’ultimo sultano dell’Impero Ottomano dal palazzo di Yildiz. |
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Poche parole, eppure nel bel libro di Graham Greene, Stamboul Train (Il treno d’Istanbul), scritto dal romanziere inglese nel 1932 – al di là di quella che è la descrizione secca dei passeggeri del convoglio che cercano inutilmente di sfuggire al proprio destino – si intravede, come se si guardasse da uno specchio macchiato dal tempo, l’immagine tutta di quella che era la vecchia stazione di Sirkeci, ad Istanbul. |
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Se ce lo consentite, lasciamo per un po’ da parte le grandi mete, e fermiamoci ad Istanbul che, mai come in questo periodo, appare al turista ricca di attrattive. La tappa odierna è Istiklal Caddesi che, tradotto, significa viale dell’Indipendenza. E’ una strada leggermente in discesa, piuttosto commerciale, che collega la piazza di Taksim con Tunel. |
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La cosa che più stupisce, venendo da Kabatas, lungo la Mebusan Caddesi, non è tanto la costruzione bianca che sembra tuffarsi nel Bosforo, meglio conosciuta come palazzo di Dolmabahçe, quanto le sentinelle che ne sono a guardia; due pezzi di marcantonio, altissimi ed in divisa militare con l’elmetto bianco in testa e un bel fucile mitragliatore imbracciato. |
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"Si passeggia in mezzo a mucchi e a torri di broccati di Bagdad, di tappeti di Caramania, di sete di Brussa, di tele dell’Indostan, di mussoline del bengala, di scialli di Madras, di casimir dell’India e della Persia, di tessuti variopinti del Cairo, di cuscini rabescati d’oro, di veli di seta rigati d’argento, di sciarpe di tocca a righe azzurre e incarnate, leggiere e trasparenti che paiono vaporose, di stoffe di ogni forma e d’ogni disegno, in cui il chermisino, il blu, il verde, il giallo, i colori più ribelli alle combinazioni simpatiche, si avvicinano e s’intrecciano con un ardimento e un’armonia da far rimanere a bocca aperta; di tappeti da tavola d’ogni grandezza, a fondo rosso e bianco, ricamati d’arabeschi, di fiori, di versetti del Corano, di cifre imperiali, che si starebbe un giorno a contemplarli come le pareti dell’Alhambra. |
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Il grande e il piccolo, il pomposo e il gioiello, l’Europa e l’Asia, la riva sinistra e la riva destra, Dolmabahçe e Beylerbeyi. E’ di quest’ultimo che vogliamo parlarvi invitandovi a trascorrere una mezza giornata sull’altra sponda del Bosforo, là dover Istanbul si estende a dismisura con i suoi tentacoli che arrivano ormai ad Hereke. |
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"Aveva galoppato sulla riva giorni interi, era andato su e giù per il Bosforo studiando l’inclinazione del terreno e osservando le correnti. Alla fine aveva trovato il luogo più appropriato. |
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Gli yali sono costruzioni in legno che stanno al pelo dell’acqua. Ad Istanbul ce ne sono a decine lungo il Bosforo. Le più antiche risalgono al XVII secolo, hanno facciate che in origine erano scure ma che poi, mano a mano, hanno ravvivato i colori, soprattutto con i bianchi e con i rossi |
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Il Neolitico Antico di Mersin, datato tra 7000 e 6100 a.C., fornisce una delle documentazioni più antiche di domesticazione globale di animali e piante, con la coltivazione di grano, orzo, fichi, olive e l’allevamento di capra, pecora, bue e maiale. Gli scavi, per ora limitati a saggi di dimensioni ridotte, mostrano abitazioni in incannucciata (wattle and daub), raramente con fondazioni in pietra. |
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